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reviste : italia

JazzIt
Gretchen Parlato — Il Canto dell'anima

Jazzit, Nov/Dic 2007
Intervista - Marta Raviglia

"Credo che una delle cose piú belle sia lasciar trasparire la proprea vulverabilitį. Attraverso una canzone: É un modo per essere onesti, puri e rispettosi della musica.... Per me, la musica é una forza immensa, molto piś potente di quanto possiamo immaginare. Si tratta semplicemente di comportarsi da veri artisti e di sentirse un mezzo attraverso il quale si esplica la bellezza, non il proprio ego."

>> per leggere l'intervista


GRETCHEN PARLATO
Gretchen Parlato | Autoprodotto

Michele Chisena, All About Jazz
Settembre 2007

Nel music business si parla troppo e si canta poco. E spesso le voci migliori tacciono. Prendete Gretchen Parlato, ad esempio. Sangue statunitense - è di Los Angeles - ma cuore portoghese, la cantante ha approfondito i suoi studi di jazz vocale con Kenny Burrell, Gerald Wilson e Tierney Sutton.

Accettata al Thelonious Monk Institute of Jazz Performance, ha affascinato gente del calibro di Wayne Shorter e Terence Blanchard, giudici della selezione di nuovi talenti. Herbie Hancock, altro membro della commissione giudicatrice, disse: “Insieme ad una sezione ritmica, avevamo scelto un sassofonista, un chitarrista e un trombonista, ma non riuscivamo a trovare un buon trombettista. Sentimmo Gretchen e capimmo che la sua voce avrebbe ricoperto quel ruolo, mentre gli altri musicisti improvvisavano armonie”.

Nel 2004 si è aggiudicata il Thelonious Monk International Jazz Vocals Competition. Risultato? La jazz vocalist con tanti attestati di stima, premi e ricchi cotillon, è senza contratto. E per farsi conoscere, anzie sentire, autoproduce questo omonimo esordio!

Ambivalenze e contraddizioni di un mondo musicale che se non è impazzito poco manca. Parlato non sarà Elis Regina né Ella Fitzgerald, ma è in grado, con la sua timbrica vocale precisa e calda, eclettica e sensuale di dare punti a molte e più blasonate sue colleghe.

Negli otto brani del CD ripercorre il repertorio di Carmichael (“Skylark”), di Jobim (“Chega de Saudade”, “Ela é carioca”), si affaccia nelle stranezze rock di Björk (“Come to Me”), nella limpida allegria di D’Javan (“Flor de Lis”) e regala anche due brani usciti fuori dalla penna del suo chitarrista, Lionel Loueke (“Nonvignon” e “Benny’s Tune”).

Un CD che è molto più di un tradizionale promo. Se qualcuno lo ascoltasse e magari, invece di parlare, s’accorgesse della Parlato...

>> allaboutjazz.com